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Ivana Metadow

La Bella Signora ti racconta come il cuore di mamma abbraccia felice il figlio adorato che tanto ha sofferto e brutalmente è stato ammazzato.

Pietosa e rattristata guardavo in alto, sulla croce il mio figlio adorato, gridava e soffriva perché era stato tutto scorticato ed io impotente offrivo a Dio il mio grande dolore, un cuore di madre che vedeva il caro, dolce figlio suo che soffriva pene atroci per la grettezza, la crudeltà di uomini che non erano degni neppure di guardarlo.

Cosa potevo fare io se non pregare, pregare, pregare?

E questo facevo, piangendo lacrime amare, chiedevo a Dio di perdonare l’uomo cattivo che faceva soffrire il mio figlio adorato.
E guardavo e pregavo, pregavo e piangevo e non volevo che il mio caro figlio vedesse sua madre piangere, ma il cuore soffriva, oh quanto soffriva ed io impotente assistevo alla disfatta, cosciente però del progetto di Dio, ma in quel momento la fede vacilla e dicevo:


Dio no, non farlo soffrire, prendi me e lascialo andare!”

Lo sapevo che stavo sbagliando, ma sapevo anche che Dio misericordioso avrebbe compreso la sofferenza del cuore di madre, una madre che soffre cento volte più del figlio perché fa sua quella sofferenza, perché è impotente e perché nulla può davanti allo sguardo pietoso del figlio che chiede aiuto.
Poi il cielo si è squartato, mio figlio forte ha gridato e lì il mio cuore è partito, l’amore più grande che avevo mi aveva lasciato.
Era tornato dal Padre, ma in quel momento io capivo solo che mi aveva lasciato, non volevo andare via di lì, volevo stare vicino a mio figlio e non volevo lasciare solo quel corpo martoriato.

Dio perché me l’hai portato via, ridammi mio figlio ed io sarò per sempre tua!”

Dicevo cose che non pensavo, ma il dolore parlava per me.
Sul suo sangue io piangevo e il suo sangue bagnava anche me, era caldo e odoroso e non potevo sopportare quel sangue lasciare quel corpo. Quello era mia figlio, mi era cresciuto in grembo, lo sapevo che non era mio fino in fondo, un figlio non è mai nostro, ma mai avrei immaginato una sofferenza così grande.

Poi dalla croce è stato deposto e in grembo l’ho coccolato, era caldo, era dolce e i suoi occhi sembrava mi guardassero ancora.
Come potevo toccare quel corpo ormai senza pelle tutto lacerato e sporco e allora gli pulivo il viso con lacrime amare, lo accarezzavo e pregavo Dio:


Prendilo con te così come hai promesso, dai quiete al mio cuore e glorifica un figlio che muore”

Che ormai morto, esanime era nelle mie braccia.

Mi sembrava un sogno, ero sì la Vergine Maria, ma ero la mamma di Gesù e il cuore di mamma non capiva più cosa era accaduto, cosa stava accadendo.

A casa Giovanni poi mi ha portato, non riuscivo nemmeno a camminare, il mio cuore soffriva e le lacrime ormai scendevano senza neppure pensarle.

Così quella notte non ho certo dormito e ho sognato Dio che così mi ha parlato:


Maria adorata, madre del figlio di cui io mi sono glorificato, non piangere più di quella croce, il passato è passato, e certamente lui ha sofferto per donare a tutti la libertà, la salvezza del cuore che per amore rinuncia al peccato per amare solamente ed io che sono Dio, ti dico mia cara che il figlio tuo risorgerà nel corpo e nello spirito e che ormai non soffrirà più perché Dio quello che promette mantiene e quello che dice fa. Vai serena a cercarlo e troverai il figlio adorato che ti aspetta per essere abbracciato, solo te abbraccerà prima di venire nell’Aldilà e con questo abbraccio farà di te la madre di tutti, del mondo intero che pietosa comprende e abbraccia ogni cosa, perché dopo una sofferenza così grande saprà accogliere la sofferenza di ogni figlio che pietoso la invoca per essere consolato, abbracciato e protetto.”

Questo è accaduto e io all’improvviso ho capito chi ero, ciò che Dio voleva da me e ho compreso che tutto era accaduto così come Dio aveva annunciato e sono corsa a vedere mio figlio, era lì che mi aspettava, bello, pulito, luminoso e a braccia aperte mi è venuto incontro, mi ha abbracciato e non ho resistito, ho pianto, ho riso, mio figlio era lì, risorto nel corpo e nello spirito e consolava la madre che quasi non credeva a ciò che toccava e vedeva.
Lui consolava me, il figlio che consola la madre, in quel momento ho provato una gioia maggiore di quella provata quando è nato perché era rinato nella gloria di Dio per essere testimone della sua potenza, della sua fedeltà e del suo amore per il mondo intero.

Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace agli uomini di buona volontà e in quel momento il mio cuore ha trovato pace perché ogni volta che lo chiamavo il Figlio adorato veniva da me e mi conduceva per le vie del cielo, istruendomi e mostrandomi la magnificenza dell’Aldilà.

Soffrire si deve e questo si sa, ma se si rimane fedeli alla parola data grandi saranno le ricompense nella gloria di Dio e nel suo Regno per i secoli dei secoli.”

 

 


Andrea Pellicani: Design, Arte e Sostenibilità

a cura di Francesca Bellola
Il design ha a che fare non solo con l'essere umano, ma con le sensazioni e le emozioni che rendono affascinante e seducente un progetto nella sua interezza. Le firme più autorevoli degli studi milanesi hanno conquistato il mondo grazie anche all'estetica, all'eleganza, alle forme assertive e alla giusta dose di passione ed alchimia nella scelta della qualità dei materiali. Andrea Pellicani, designer, progettista d'interni, nonché artista a tutto tondo si esprime pienamente in questo target innovativo e internazionale,

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Arturo Bosetti: la profondità della luce

a cura di Francesca Bellola
«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

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